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Case green: la Bce frena sulla direttiva Ue

Il tema delle case green sta molto a cuore a noi di Euroansa Hub. Non a caso a ottobre 2022 abbiamo organizzato l’evento Una giornata sul Green nel quale la parola “green” si riferiva contemporaneamente:

  • alla sensibilizzazione dei nostri consulenti sul tema dei mutui green per l’acquisto di una casa green
  • al campo da golf su cui ci siamo messi in gioco tutti insieme, condividendo una giornata all’insegna dell’aggiornamento professionale ma anche del divertimento.

Il tema è di estrema attualità, specie ora che la Bce si è espressa sulla direttiva proposta dall’Unione Europea sulle case green, denominata “Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia”, manifestando preoccupazione per le ripercussioni sulla valutazione degli immobili all’interno dei bilanci delle banche.

Visto il crescente interesse sull’argomento, in questo articolo abbiamo voluto raccogliere e sintetizzare le informazioni salienti emerse finora su tale direttiva.

 

La direttiva UE sulle case green

Alla fine del 2021, il Consiglio dell’Unione Europea ha presentato alcune proposte finalizzate alla riduzione dei consumi energetici e alle emissioni inquinanti nel prossimo futuro, attraverso un pacchetto di norme che incoraggiano la costruzione di edifici ad alta efficienza energetica e la ristrutturazione degli edifici già esistenti.

Il piano si pone nel quadro degli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050, con il fine ultimo di rendere gli edifici a emissioni zero.

In particolare, la direttiva prevede che gli edifici pubblici e non residenziali debbano essere migliorati:

  • almeno fino alla classe di prestazione energetica F entro il 1° gennaio 2027;
  • almeno fino alla classe di prestazione energetica E entro il 1° gennaio 2030.

Mentre gli edifici e le unità immobiliari residenziali dovranno essere migliorati:

  • almeno fino alla classe di prestazione energetica F entro il 2030;
  • almeno fino alla classe di prestazione energetica E entro il 2033.

Per gli edifici esistenti si punta ridurre i consumi energetici di circa il 25% tramite ristrutturazioni, così da passare alle classi energetiche più alte.

 

Quali dubbi ha alimentato tale direttiva?

Il voto su tale direttiva, fissato inizialmente per il 24 gennaio, è stato rinviato di due settimane ed è ora in calendario il 9 febbraio 2023. Tale rinvio è stato motivato dalle difficoltà di trovare un compromesso tra le principali forze che compongono la maggioranza parlamentare UE e dai dubbi che aumentano di giorno in giorno.

In particolare, si teme l’effetto delle nuove regole sulle valutazioni degli immobili all’interno dei bilanci degli istituiti di credito. Una questione particolarmente rilevante visto lo scenario economico recessivo che già di per sé mette a dura prova i conti delle banche. Il timore è quello di un ritorno di crediti inesigibili e del potenziale impatto sulla capacità delle banche di concedere prestiti a imprese e famiglie.

 

La critica della Germania e la situazione in Italia

La Germania ha evidenziato che in Europa le strutture del settore immobiliare sono molto diverse tra loro, anche in funzione del periodo in cui gli edifici sono stati costruiti. Il centrodestra tedesco ha fatto notare che i numeri forniti dalla Commissione Europea sono fluidi e non è facile ottenere stime precise sugli effetti della direttiva UE per le tasche dei proprietari di casa.

Per fare un esempio, nel nostro Paese si tratterebbe di 3,1-3,7 milioni di edifici residenziali e, secondo Confedelizia, ciò potrebbe tradursi in un conto salato per circa 10 milioni di italiani.

 

Le criticità della direttiva sulle case green evidenziate dalla Bce

La Bce ha espresso chiaramente il proprio punto di vista mettendo in evidenza l’eterogeneità delle normative nazionali che sono in vigore: ogni nazione ha definizioni differenti per le classi energetiche.

La direttiva comunitaria stabilisce i criteri per definire l’efficienza energetica degli edifici indicando nella classe energetica G il 15% peggiore e nella classe energetica A il 15% migliore.

Tuttavia la Bce sottolinea come il 15% peggiore degli edifici avrebbe prestazioni energetiche reali molto diverse tra gli Stati membri, il che riduce notevolmente la reale compatibilità all’interno dell’Unione. In altri termini, la soglia più bassa di un singolo paese a ridotta attenzione alla transazione energetica, come la Polonia, non sarebbe simile a quella dell’Olanda o della Danimarca.

Questo comporterebbe che migliorare la classe energetica di una casa in un paese dove il punto di partenza è più basso risulterebbe meno costoso, andando paradossalmente a sfavorire i Paesi più attenti all’efficienza energetica ed al tema delle case green.

Secondo la Bce è necessario anche tenere conto dell’età degli edifici in modo da ottimizzare le priorità dei singoli Stati che avrebbero, altrimenti, eccessiva discrezionalità nell’includere o escludere degli edifici dalla direttiva.

 

Le linee guida condivise richieste della Bce

La Bce mira a creare delle linee guida condivise per evitare ad aziende ed istituzioni finanziarie di cadere nel rischio del credito, aiutandole così ad investire nel mercato immobiliare in maniera funzionale al mantenimento dell’ordine nel mercato dei mutui, anche in prospettiva di un aumento dell’interesse pubblico nei riguardi delle case green.

Per tale ragione, la Bce ha richiesto alla UE una metodologia armonizzata per valutare l’impatto dell’efficienza energetica sugli investimenti immobiliari degli istituti di credito, basata su dati affidabili e definizioni standardizzate.

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